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STOP agli scritti d’avvocato 2020. In attesa delle nuove date SCOPRI come preparati al meglio.​

E’ ufficiale, ora è ufficiale!

L’esame d’avvocato verrà rinviato a data da destinarsi, lo ha detto anche il Ministro della Giustiza e putroppo lo si sospettava da settimane.

Proprio per farti digerire questa notizia in modo più tranquillo

abbiamo deciso di intervistare l’avv. Valeria Marzullo, del foro di Firenze, autrice di un libro molto utile e dal nome davvero invitante:

“Vadetecum. Guida Pratica ed emotiva per la preparazione all’abilitazione forense”.

E lo abbiamo fatto alla nostra maniera, “costringendo” la nostra intervistata a rivelarci i segreti che le hanno permesso di superare brillantemente l’esame e a darci qualche pillola di furbizia empirica – come ama definirle – cioè dei consigli pratici che nessuno tende a considerare ma che spesso risultano decisivi.

Procediamo dando la parola direttamente a lei.

Chi è Valeria Marzullo?

Sono nata il 26 novembre 1985, da madre greca e padre calabrese. Abito a Firenze, città in cui ho frequentato le scuole, conseguito la maturità classica, mi sono laureata in Giurisprudenza e sono un avvocato.

Non ho parenti nel settore ed ogni passo è stato compiuto grazie alla passione per questo lavoro che, a mio avviso, è uno dei più nobili al mondo. Perché ci si occupa della difesa, della tutela e della cura dei diritti delle persone. Ho aperto il mio studio legale il 1° giugno del 2018.

Lei ha scritto un libro “ Vadetecum: guida emotiva e pratica per la preparazione all’abilitazione forense”: Come è nata l’idea del libro? Qual è il motivo che l’ ha spinta a scrivere questo libro?

Diciamo che la stesura del libro è iniziata mentre preparavo l’Esame di Stato per l’abilitazione forense. In corso d’opera. E la sua prima forgia era quella del ‘diario’ o meglio, ‘riflessario’, come lo chiamavo io. Avevo acquistato un mini quaderno che era diventato il contenitore delle mie riflessioni appunto, concernenti ciò che provavo.

Via via che si sviluppavano i pensieri, diventava sempre più cocente l’urgenza di voler condividere, una volta  ‘chiuso il cerchio’ di questo percorso, la mia esperienza con gli aspiranti avvocati che si sarebbero approcciati all’esame. Diciamo che, nelle mie parole, ho intercettato la potenzialità di un’utilità.

Ad esame superato, con l’aggiunta di opportune integrazioni tecnico-pratiche, indefettibili per definirlo una guida, è nato questo libro d’esordio. Si chiama Vadetecum, perché l’intenzione era quella di creare un libro snello (111 pagine) che potesse esser portato sempre con sé. 

La sua pubblicazione è stata, per me, un sospiro di sollievo. Un’inspirazione d’ossigeno dopo lunghi mesi d’apnea. Ricordo che la prima volta che lo aprii, lo annusai e mi commossi. Perché ogni parola era figlia della mia perseveranza.

Quali sono, a suo avviso, le difficoltà principali dell’Esame di Stato per l’abilitazione forense?

La verità è che l’Esame per l’abilitazione forense è una prova complessa e composita. I candidati devono allenarsi su più fronti per sostenere in tre giorni consecutivi le prove scritte ( parere in materia civile, parere in materia penale e atto giudiziario a scelta tra diritto processuale civile, diritto processuale penale e diritto amministrativo) e, a seguito dell’esito (auspicabilmente) positivo, una prova orale su 6 materie.

Una vera e propria sfida che investe non solo la mente, necessariamente concentrata e lucida, ma anche il fisico. 

Lei come si è preparata? Cosa ha fatto nel Suo post universitario?

Una volta appesa al chiodo la coroncina d’alloro e smaltito il pranzo di laurea, sono partita alla volta di Parigi con il programma Socrates – Gratianus. Un’esperienza che, prima di iniziare una pratica forense dai ritmi piuttosto rigidi e concitati, mi consentì di assaporare ancora per un po’ il clima universitario ma con un respiro più europeo.

Consiglio sempre un’esperienza estera. La considero un valore aggiunto, dal punto di vista culturale ed umano. Talvolta per apprezzare metodi nuovi, tal altra per rivalutare positivamente quelli adottati in patria.

Tornata a Firenze, oltre alla pratica presso lo studio legale, sia in ambito civile che penale, ho frequentato un Corso di Tecnica Forense per la stesura dei pareri e degli atti. Quest’ultimo, affiancato dall’allenamento continuo in solitaria, mi ha consentito di acquisire gli strumenti che mi sono valsi la promozione agli scritti con voti molto alti.

Un buon corso è una buona bussola per l’orientamento dello spaesato candidato, soprattutto ai suoi primi passi.

Per molti l’esame di abilitazione è un incubo. Quali sono le domande che un praticante deve porsi prima della preparazione?

Questa è una domanda importantissima. Nodale, direi. E grazie per avermela posta. E’ la stessa domanda che un atleta si pone prima di confermare la propria partecipazione alle Olimpiadi. Sì, per gli aspiranti avvocati l’Esame è come un’ Olimpiade.

E dunque è fondamentale porsi i seguenti quesiti: la mia volontà di allenarmi è ben radicata sul terreno delle mie aspirazioni? Sono disposta/o a sacrificare parte del mio tempo ‘spensierato’ all’allenamento alla scrittura e, perché no, anche l’estate, se ho la prova orale a Settembre? Desidero convintamente e con tutto me stesso superare questa molteplice prova?

Se a tutte le domande seguirà una risposta affermativa, siete già parecchio avanti col lavoro. Sì, perché ci saranno momenti di scoramento, di paura, di nervosismo, di stanchezza, anche di bieca pigrizia. Ma se la “scelta di farcela” è granitica, anche gli inciampi, qualunque essi siano, non vi porteranno alla resa.

Ci può indicare gli errori da non dover assolutamente commettere in sede di esame?

In prima battuta direi di non negare a se stessi la paura che si prova. In una società che considera il l’errore un mostro a tre teste da tenere alla larga, la prima cosa che serve in realtà è considerarlo come possibile. E soprattutto, umano. Certo, se l’esercizio per le prove scritte e poi lo studio dedito per la prova orale saranno compiuti in modo ottimale, la possibilità di cadere in errore sarà minore.

Se la preparazione domestica sarà adeguata, avrete la cosiddetta coscienza apposto. E l’ansia fisiologica che consente di tenere alta la soglia dell’attenzione, avrà la meglio su quella immobilizzante che porterà ad un esito negativo.

Quindi invece che dirvi gli errori da evitare, volgo in positivo la domanda che mi ha posto. Porsi le domande giuste è il primo passo per raggiungere i risultati sperati.

E dunque: cosa si deve fare dinanzi a questa prova? Quali sono le armi da impiegare? Chiedetevi quali sono i vostri punti di forza ( buona grafia, spiccata capacità argomentativa nello scritto, gestione dell’ansia) e quali le vostre carenze ( scrittura non chiara, preparazione ottima ma ansia mal gestita durante prove orali). Rispettivamente i candidati dovranno affinare i primi ed imparare ad esercitarsi sulle seconde.

Che cosa ha fatto materialmente per esercitarsi a scrivere?

Beh, oltre a portare a termine i pareri e gli atti che mi venivamo assegnati settimanalmente, leggevo tanto materiale giurisprudenziale. Dalle sentenze si impara sempre.

Più si leggono e più si comprende l‘iter argomentativo che ha portato quel determinato giudice  ad una determinata pronuncia, imparando inoltre, termini, espressioni, e nozioni che andranno ad arricchire il vostro lessico tecnico e il vostro patrimonio conoscitivo. Insomma, è sempre proficuo.

Nel Suo libro parla di pillole di furbizia empirica, che cosa intende?

Sono quelle che “dritte efficaci” che ho voluto inserire nel mio libro, a mo’ di cartellonistica stradale. Come a dire:  Attenzione! qui direzione obbligatoria (ad es. la stesura del parere e quella dell’atto hanno dei canoni strutturali e stilistici da rispettare. Non dovete scrivere monografie né poemi epici).

O ancora Attenzione! qui caduta massi (ad es. il rischio di scrivere troppo vi eviterà di inciampare su periodi di cui non riuscirete  a vedere la fine). Oppure Qui circolazione rotatoria (sono consentiti dei periodi complessi a coloro i quali sono in grado di gestirli.

Il rischio è quello di girare all’infinito intorno ad un argomento, senza esito. Non siate prolissi, frasi minime, semplici ma esaustiva). Oppure Qui discesa pericolosa ( non state a sentire le soluzioni “di corridoio”, spesso sono solo idee di ‘fantadiritto’ e gli scivoloni sono dietro l’angolo) o anche sbocco su molo( non abbeveratevi oltremodo durante gli scritti, c’è il rischio di stare “più in bagno che al banco”), e così via.

Per coloro i quali vorranno l’elenco esaustivo delle pillole di furbizia empirica, rimando a Vadetecum.

Secondo Lei cosa possono fare da subito le varie Facoltà di Giurisprudenza per preparare al meglio gli studenti all’Esame di stato?

Senza dubbio allenare maggiormente gli studenti a scrivere. Le nostre facoltà prevedono una quantità ingente di esami orali, sacrificando la modalità scritta come metodo di valutazione della preparazione.

Solo attraverso un esercizio di scrittura (manuale) sin dai banchi universitari, i discenti potranno affrontare l’esame di Stato, ma anche altri concorsi pubblici, con meno sforzo.

L’orale è, come scrive nel Suo libro, il gran finale di tutto il percorso, come consiglia di affrontarlo nella maniera migliore?

Dunque, a questa domanda rispondo configurando un’ipotesi positiva (auspicabile per i candidati): immaginiamoci idealmente che l’esito degli scritti sia fausto. Emotivamente serve proiettarsi in avanti, come se il sogno agognato, sia diventato traguardo raggiunto. Si è a metà del guado, ma non è finita.

L’orale non va sottovalutato. Non va pensato come il dulcis in fundo “tanto agli scritti ho preso voti alti”. Tutt’altro. Esso esige una preparazione diversa dallo scritto. Esige un’elasticità mentale che deve coniugare il ripasso di sei materie, la capacità di trattenere molte informazioni, la capacità di ragionare e di esporre. Esso è la resa dei conti, è l’ultimo atto. Anch’esso esige allenamento.

Nessuno sa tutto, ma chi passa l’orale, nella stragrande maggioranza dei casi, oltre a quel quid di fortuna necessaria, ha ripetuto molto ad voce alta, ha schematizzato e riletto più volte i suoi schemi, si è arenato mentre parlava al muro o allo specchio, ma ha iniziato da capo, ha registrato la sua voce e si è riascoltato inorridendo per la sua voce e per i discorsi strampalati che faceva, ha cancellato tutto e ha iniziato  nuovamente da principio, ha buttato in aria i codici e poi li ha raccolti e sfogliati nuovamente, ha perso la pazienza, ma mai la fiducia in se stesso. 

Io, oltre alla mia tenacia, frutto dell’educazione dei miei genitori, ho avuto la fortuna di avere un fidanzato avvocato bravissimo e molto paziente al mio fianco durante la preparazione all’orale che sapeva quello che stavo vivendo perché lo aveva vissuto prima di me.

In quella calda estate del 2016 mentre mi aiutava a ripassare la fattispecie del delitto d’usura ebbi la conferma della sua eccezionalità.

Se non avete questo surplus chiedete comunque ai vostri cari empatia e sostegno. In quest’ultima tranche conta molto sentirsi compresi.  Agevolerà la vittoria.

Se lo studio per la prova orale sarà stato effettuato “facendo tutto quello che potevate fare”, vivrete quei momenti tanto temuti, come attimi di puro protagonismo in cui farete vedere di che pasta siete fatti. E vi piacerà!

Un messaggio, da persona che ha concluso il percorso, a tutti coloro che si addentrano nella fase post universitario. Cosa consiglia loro?

Fate le vostre scelte, che sia intraprendere il percorso dell’avvocatura, della  magistratura del notariato o, fuoriuscendo dalle carriere “canoniche”,  che voi vogliate optare per la scelta del giurista d’impresa, fatele scegliendo ciò che è in linea con la vostra natura.

Col vostro modo di essere, con ciò che vi appassiona maggiormente. Perché ogni carriera ha i suoi pro e i suoi contro, ma se la vostra scelta sarà stata in linea con la vostra volontà, anche i sacrifici che ne deriveranno vi saranno più lievi.

Colgo l’occasione per rivolgere un grande in bocca al lupo a tutti coloro che decideranno di intraprendere questo percorso facendo affidamento sulle loro capacità e volontà. 

Se non ci credete voi per primi, nessuno lo farà al vostro posto!

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