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Paura dell’esame? Un ex studentessa insicura ti svela i segreti che l’hanno resa decisa e determinata.

Da studente fifone a Giurista di Successo: come riconoscere le credenze che non ci permettono di fare il salto di qualità.

Ti è mai capitato di studiare mesi e mesi per un esame e decidere il giorno prima di non presentarti? Di seguire lezioni, ricevimenti, leggere il codice come una Bibbia e non sentirti comunque all’altezza di sederti davanti al prof e affrontare il colloquio dell’esame?

Se la tua risposta è si ti invito a leggere questo articolo. Affronteremo insieme le paure e le zavorre che limitano la nostra carriera universitaria e non ci permettono di fare il salto di qualità diventando dei giuristi di successo.

La paura dell’esame dipende dallo stress che essa stessa ci procura. Ma cos’è lo stress?

Esso è una risposta nel nostro mondo a qualcosa che ci interessa per davvero.

Nella società attuale demonizziamo lo stress come qualcosa di meramente negativo, ma in realtà non è proprio così. Dovremmo considerare questo stato d’animo come il carburante della vita e applicare un MINDSET (atteggiamento mentale) differente.

Nella mia vita ho spesso la paura di fallire, affronto questo timore ogni giorno. Anche adesso mentre scrivo questo articolo ho paura di sbagliare: nell’ortografia, nel contenuto, nella struttura. E mi chiedo: “sei in grado di affrontare questo argomento? Hai tutti gli elementi per poterne parlare?”.

Questo mio atteggiamento non dipende da traumi o eventi spiacevoli del passato, anzi, durante la mia carriera scolastica sono sempre stata nel gruppetto dei più bravi.  Una dei più spigliati, una dei cocchi dei professori insomma.

Appena arrivata all’università però questa situazione si è capovolta. Non mi sentivo a casa. L’errore principale è stato frequentare poco il dipartimento e pormi sempre come un suddito nei confronti dei docenti. E fu così che diventai una studentessa FIFONA convinta che le mie capacità non erano all’altezza del percorso di studi che stavo affrontando.

Se ci discostiamo dal modo comune di pensare (trauma e conseguente fallimento) capiamo quanto questo procedimento di causa effetto può essere scardinato. Questo non lo dice la sottoscritta, ma il filosofo Adler, il quale contrapponendosi alla scuola freudiana constatò che non ci si deve soffermare sulle cause passate, ma avere sempre lo sguardo volto verso gli obiettivi presenti e futuri, applicando la c.d. TELEOLOGIA (lo studio dello scopo di un dato fenomeno anziché della sua causa).

Adler non è stato l’unico a farmi aprire gli occhi sulle limitazioni che da sola mi ponevo, e che in realtà spesso ancora mi pongo ma che per fortuna ho imparato a riconoscere e quindi a sconfiggere.

Il libro di Roberto Re, primo coach di formazione e sviluppo personale in Italia, “IL POTERE DELLE CREDENZE” (che vi consiglio di leggere) ha dato alcune risposte alle domande che già da tempo mi affliggevano.

Spesso da colleghi universitari, e non, mi è stato chiesto se io mi sentissi una fallita a non aver ancora terminato gli studi. Ho sempre risposto di no, ma volevo essere certa che la mia risposta coincidesse realmente con il mio pensiero. Così da autocritica quale sono ho iniziato a pormi delle domande. Cosa ti frena realmente nella tua carriera universitaria? Gli insuccessi avuti sono così grandi da non poter prendere la tua carriera tra le mani e raggiungere i tuoi obiettivi?

Nel corso degli anni, oltre a qualche bocciatura dai professori sono stata sempre io ad auto bocciarmi non presentandomi all’esame, per tutelare il mio ISTINTO DI SOPRAVVIVENZA. Ho fatto tante esperienze extracurriculari che, sicuramente, saranno essenziali nella mia vita lavorativa. Quindi quali sono questi fallimenti che hai avuto? In realtà non ce ne sono. Dipendono purtroppo solo dalle mie credenze.

Ma cosa sono queste CREDENZE?

 Sono una sensazione di certezza, qualcosa di cui siamo sicuri. Ad esempio “sono troppo stressato, non riuscirò mai a concentrarmi abbastanza”.
Questa sensazione non corrisponde ad una verità assoluta, ma ci convinciamo che lo è al punto da influenzare i nostri comportamenti che determineranno un risultato coerente con i nostri pensieri. Il nostro cervello si imposta in modalità STATO D’ALLERTA e quando poi gli eventi si realizzano nel modo in cui credevamo ecco che siamo li pronti a dire: “lo sapevo, l’ennesimo fallimento”. 

Tali credenze possono essere sia collettive che individuali.

Queste ultime sono ricollegabili alle REGOLE che ognuno di noi si pone, un vero e proprio codice di condotta diverso da persona a persona.

Rispettare o infrangere queste regole determina il nostro stato d’animo e di conseguenza la nostra felicità. Come pensi debba essere uno studente modello di giurisprudenza? Spigliato, acculturato, socievole e magari moro con gli occhi verdi (ndr ahahahahahahha)… a parte gli scherzi, troppe regole complicano la vita!

Strutturare anche l’unica regola che ti sei prefissato in un modo troppo analitico, comunque, potrebbe comportarti degli svantaggi. Ad esempio, se il nostro obiettivo è “superare cinque esami durante la sessione estiva” dobbiamo essere consapevoli che nonostante impegno e fatica qualcosa potrà andare come non speravamo proprio perché molti elementi della regola non dipendono da noi, sono esterni. Cerchiamo, quindi, di imporci o almeno siamo rigidi solo su regole sulle quali riusciamo ad avere il massimo controllo. Dobbiamo fare in modo da essere responsabili della nostra felicità.

Le credenze possono essere LIMITANTI o POTENZIANTI.

Ad esempio “non riesco mai a far capire al prof quanto io sia preparata/o, sarò bocciata/o anche questa volta” oppure “io ho studiato tutto il manuale, mi sono confrontata/o con altri studenti, se non andrà bene ci riproverò con ancora maggior impegno”. Bene adesso starai pensando che la faccio troppo facile e che passare mesi di studi su di un manuale ed essere bocciato è proprio una spina nel fianco, ma se non ci provi? Che ne sai?

Ci tengo però a precisare che credere non garantisce affatto il successo, non è di per se sufficiente, ma è certamente una conditio sine qua non: se non ci credi non ce la fari mai, mollerai o ti saboterai in corso d’opera e in alcuni casi rinuncerai ancor prima di cominciare. E posso capirti, perché sono la prima a farlo.

Quante volte ho somatizzato al punto tale da star male il giorno dell’esame. La scienza, infatti, ha dimostrato che le convinzioni possono influenzare il nostro stato di salute. Ad esempio, siamo convinti di non riuscire a spiccicare parola? La nostra saliva ci abbandonerà, la fauci si seccheranno, il prof inizierà a fare domande nello specifico ed ecco che la nostra credenza prenderà nuovamente il sopravvento “uno studente capace di giurisprudenza non può farsi prendere così dal panico, come farò un giorno in tribunale?”.  Ma la soluzione c’è basta solo continuare a leggere…

L’altra condizione fondamentale per poter raggiungere i nostri obiettivi è LA FORZA DI VOLONTÀ. Quando ho bisogno di essere motivata penso sempre a dei grandi sportivi, alla loro determinazione.

Ci sono giorni in cui mi distraggo facilmente e così penso a Federica Pellegrini. Beh, sicuramente Federica per qualificarsi per la quinta volta alle olimpiadi avrà fatto qualche rinuncia.

Che sia chiaro rinunciare a qualsiasi cosa non è sano e riuscire a ritagliarsi degli spazi per sé stessi e per fare le cose che più ci piacciono ci permette di ritornare sui nostri impegni ancora più forti di prima, ma essere determinati e costanti è un elemento imprescindibile affinché si possano realizzare tutti i nostri sogni. Non farti scoraggiare da quella vocina, che nei momenti più duri della vita, è pronta a dire: “è tutto inutile, non ce la farò mai.” 

Per sconfiggere questo nostro demone interiore Re nel suo libro parla delle tre P che ci rendono incapaci.

PERMANENZA: nella vita si alternano sconfitte e successi, è così per tutti. Non può piovere per sempre, abbiamo sempre il potere di trovare una via d’uscita. Il tuo migliore insegnante è il tuo ultimo errore.

PERVASIVITÀ: mai affidare le nostre speranze e aspirazioni a un solo aspetto o ad una sola persona. Perché altrimenti quel singolo problema dominerà sul resto della nostra vita. “A scuola non va…ma un vespa mi porterà fuori città”.

PERSONALITÀ: un insuccesso in quella disciplina, ad esempio, non deve farti credere che non sarai mai in grado di poterla approfondire.

Applica queste tre “P” come un mantra, non te ne pentirai.

Un’altra cosa, fondamentale a mio parere, che sento di consigliarti è quella di non dare ascolto ai c.d. DEMOLITORI DI SOGNI. Smith nel film “La ricerca della felicità” dice una cosa al figlio bellissima “non farti mai condizionare dagli altri su quello che sogni e che vorrai essere”. Circondati solo di persone che consideri come i tuoi PIGMALIONE che credono in te e in quello che fai. Ovviamente non ti sto consigliando di mettere dei prosciutti sugli occhi e andare solo per la tua strada, sto cercando di farti notare quanti fattori possono condizionare eventi, scelte e in generale la nostra vita limitandoci e non facendoci spiccare il volo.

Dopo aver imparato a riconoscere le credenze limitanti cosa buona e giusta sarebbe imparare a sconfiggerle e a mutarle in POTENZIANTI.

Come fare?

Nella Diritto Divertente Academy lavoriamo molto sulla mentalità dello studente di Giurisprudenza da 110 e lode affrontando i temi dell’ansia da esame, della concentrazione e della relazione con il Prof.

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